Andrew Carnegie e i libri per ragazzi

Qualche anno fa, ad Edimburgo, al Fringe Festival, fra uno spettacolo e un incontro, avevo letto un bel saggio americano sull’Illuminismo scozzese e avevo sottolineato con la biro le parti riguardanti Andrew Carnegie. All’età di sessantacinque anni, il magnate ha ceduto tutto a Morgan e si è messo a fare il filantropo. Aveva fondato più di duemila (!) biblioteche. Per quell’estate è stato il mio eroe! Ne parlavo a tutti; nessuno conosceva la sua storia, nonostante la Carnegie Hall e la Carnagie Medal. Quest’ultima è la più significativa occasione inglese per dare risalto alla letteratura per ragazzi.
E’ stata assegnata ad Anne Fine (due volte), David Almond, Melvin Burgess, Robert Westall, Leon Garfield, Margaret Mahy, Penelope Lively, Philippa Pearce e indietro nel tempo fino al 1936 l’anno di Arthur Ransome. Sempre quell’agosto, a Edimburgo, ho incontrato Anne Fine, David Almond, Jacqueline Wilson e il giovane Neil Gaiman.

Il giovane Neil, nel suo chiodo nero, aveva l’aria insofferente, da ragazzo in lotta contro tutto e tutti. Ne aveva fatto le spese la grande Anne Fine, trattata scortesemente in pubblico durante un incontro dedicato al tema dello scrivere per i ragazzi. Quando ho letto Coraline ho pensato che il ragazzo ne avrebbe dovuta fare di strada per avvicinarsi ad Anne. Il giovanotto deve aver lavorato con tenacia: giovedì scorso si è guadagnato la Carnagie Medal, dopo la Newbery americana dello scorso anno, con il romanzo The Graveyard Book.
Grazia Gotti