Alexander Calder: non solo Mobiles!

E’ sorprendente scoprire quanti grandi artisti abbiano rivolto la loro creatività al giocattolo. Basta sfogliare alcuni cataloghi vecchi e nuovi di un geniale produttore francese di giocattoli, Vilac, per trovarsi di fronte ad una delle più pregevoli collezioni di giocattoli d’artista. Negli anni, le figure bislacche di Hervé di Rosa, il segno inconfondibile e i colori pop di Keith Haring, le linee essenziali di Yoshitomo Nara e la magia del movimento che solo Calder sapeva infondere alle sue opere hanno dato forma e vita a giocattoli di rara bellezza.
Altrettanto sorprendente è poi vedere come, su artisti che tanto hanno amato il giocattolo, siano stati pubblicati pochissimi libri dedicati ai loro fruitori più entusiasti: i bambini. A colmare – almeno in parte – questa lacuna, la cooperativa culturale Giannino Stoppani ha curato recentemente il catalogo della mostra Books and Toys, Children’s Companions per la biblioteca Edmondo de Amicis di Anzola dell’Emilia, mentre, la casa editrice parigina Editions Palette, ci ha regalato La Petite Galerie de Calder, un bellissimo albo illustrato che trascina il piccolo lettore nel mondo magico dei giocattoli di Alexander Calder, il giovane artista americano che scelse la Parigi degli anni Venti come città di adozione e là visse nel fervore creativo delle avanguardie. Di Calder l’autrice del libro, Patricia Geis, ci presenta solo le opere ispirate all’infanzia e ad essa dedicate: le sculture di filo di ferro, i grandi squali rossi, le mucche, i canguri su ruote che, tirati da una cordicella, rendono in maniera stupefacente le movenze degli animali che raffigurano. E poi i mobiles, leggerissimi, enormi, che si fanno scultura del movimento stesso.
Finché, nell’ultima pagina, custoditi in una tasca rossa, troviamo due fogli di cartoncino fustellato con i protagonisti del Cirque Calder, piccoli personaggi fatti con tappi di sughero, filo metallico, legno, paglia, corda e stoffa, nati per danzare in punta di piedi, domare leoni, sollevare pesi e riempire l’aria dei florilegi dei trapezisti. Un frammento di quell’universo festoso e lieve in perpetuo movimento che costringe a giocare, immaginando – magari – di farlo insieme a Sandy, nel suo studio in affitto a Montmartre insieme ai suoi amici Jean Cocteau, Pablo Picasso, Joan Miro, James Joyce, Le Corbusier, Thomas Wolfe e Andre Kertesz.