Abituarsi a un’idea

Rose ha paura della notte. “É spaventosa, fa risaltare con una specie di fosforescenza le crisi, le lacrime e i dolori. Si pensa che non avrà mai fine, durerà all’infinito e ci renderà tutti prigionieri dei nostri pensieri”. E lei ne è così carica che trova più riposante non dire e non domandare nulla, aspettare l’alba e sperare che “i ragni che tessono le tele” sui polmoni del fratello Nathan non facciano il loro sporco lavoro. L’autrice di questa storia è Marie Chartres, capace di affrontare le complesse tematiche della malattia, del dolore e del senso di impotenza senza mai perdere di vista la speranza e il bisogno di guardare avanti, nonostante tutto. Rose ha solo quindici anni ed è impossibilitata a contare sui genitori, a loro volta impreparati a gestire la situazione; si sente piena di “nodi” e muta, nonostante la grande voglia di trasformare tutto. Inaspettatamente qualcuno l’aiuterà a sciogliersi: dopo una sterile barricata dei sentimenti dietro alla rabbia approderà alla graduale accettazione dell’ingiustizia del fare i conti con la perdita, alla dolorosa messa a nudo di tutte le illusioni preferirà il sostegno dell’amicizia. Un percorso sofferto, descritto con un linguaggio conciso ma mai amaro, pieno di similitudini efficaci che puntano a sottolineare l’inutilità del trattenersi per non lasciar tracimare (perché forse ci fa solo paralizzare). Come una bolla di sapone è il primo romanzo pubblicato in Italia della scrittrice francese in catalogo per Salani, un libro per tutti, delicato e ragionato.
Valentina Allodi